Asta di Parigi

Centro culturale Aldo Moro

Dissolvere e riempire

Se la pittura è una domanda sul mondo, in senso etico è un tentativo di farsi carico del mondo, del suo senso e delle sue ambiguità (metafisiche, religiose, storiche a seconda della sensibilità dell’artista), ecco, se l’arte è questo mi pare che due modi di affrontare il problema possano essere quello di affollare e dissolvere. Da un lato lo sforzo certosino di dare spazio sulla tela a tute le istanze che il mondo suggerisce, di collocare in modo calligrafico le cose, le domande, le persone, dall’altro la tendenza a sfumare le cose, a espanderle sulla tela dilatandole finchè i contorni si confondono e la cosa pare altro, il problema si sublima da solo in una risposta. Questa la suggestione, a noi pare, che può venire da questa mostra in cui faccia a faccia, parete contro parete, si esprimono due modi così lontani di usare la tela e i colori, due modi “femminili” che si identificano appunto in due gesti opposti: elencare e dissolvere. A tratti gli esiti pittorici mostrano delle affinità, come pure le soluzioni tecniche, ma è una delle magie dell’arte che porta per sentieri opposti a contemplare la stessa cosa.

Laura Trevisan (o del riempire)

Una tensione fitta fra simbolo, significato, urgenza di esporre un problema da un lato e sensibilità coloristica dall’altro, fra pensiero ed estetica caratterizza la pittura di Laura Trevisan. Le tele si pongono come tramature fitte di linee, una sorta di tessitura disegnata con il pennello a larghe falde: qua e là sospensioni, aperture creano una prospettiva tutta particolare, non geometrica ma fatta di livelli successivi,come si precipitasse dentro il quadro, come se la tela aspirasse ad una terza dimensione per ospitare di più o come se le domande da una superficie ne richiamassero altre più profonde, in un gioco senza fine. La tessitura cromatica dà luogo ad un insieme di grande armonia, prezioso e a tratti sontuoso pur nella discrezione delle tonalità: pare di essere davanti ad una iconostasi in cui si ricavano su tutta la parete nicchie su nicchie per ospitare icone, oggetti devozionali, simboli. L’oro che a tratti entra nella trama restituisce ancora più evidente questo clima sacro, bizantino. Oro che a volte si aggruma in densità materica, come altrove si addensano sale, sabbie colorate, colature. Nelle nicchie inserti concreti, come rubati a questo mondo reale in una invasione di campo suggestiva: biglietti aerei, bottoni, pietre colorate, lacerti di giornale, cartine argentate di cioccolatini, come annegati in questa trama cromatica. E capaci di dare un ritmo,come se vi fosse una cadenza musicale che tiene unita l’eterogeneità degli inserti (e non mancano tele che proprio a questa dimensione musicale fanno cenno esplicito). Tela dopo tela si colgono ricorrenze, temi peculiari: il volo, il viaggio, la malattia, il male del mondo. Per parlarne Laura Trevisan sperimenta i più diversi modi : accenna, suggerisce, dichiara in modo esplicito. Ora è l’inserto fotografico, ora l’icona di una sedia a rotelle, ora il simbolo (a questa categoria appartengono il calderone, contenitore alchemico e femminile, utero e universo, in cui nascono le cose e gli esseri, oppure il pesce, vibrante di colore e dai grandissimi occhi, un pesci-occhio appunto, appeso a un filo come certe file di abiti sventolanti). Altre volte l’artista sceglie la forma esplicita della scrittura: i quadri sono ricchi di grafemi, parole, stralci di testo inseriti fra le figure, trasformati loro stessi in figura. Anche qui si è in bilico sempre fra il desiderio di dichiarare, esplicitare che ci porterebbe forse al di fuori della pittura e il richiamo forte ad una comunicazione profonda: il segno grafico, spesso in lingue e alfabeti lontani (cinese, per esempio) è amato per il suo valore di segno prima e più che per quello che dice, è gesto, movimento primordiale e artistico prerazionale (emblematico un bellissimo prato che, guardato da vicino, si rivela groviglio di grafie affastellate fino a saturare lo spazio della tela). L’incomprensibilità è un pregio perché rimanda ad altro, amplifica la domanda come un eco senza dare soluzioni facili. Anche questo gioco continuo di qui-altrove è suggestivo, peculiare di questa artista: non penso solo a un fatto biografico che l’ha portata da Milano ad Aviano dalla Cina all’Africa. Penso piuttosto a certe tele in cui la dimensione mondiale, quella locale (Aviano, la base, la comunità) e quella infinita del cielo si sovrappongono, cercano un difficile dialogo. Proprio in questo incrocio fra operazione artistica e mondo reale, fra valenza estetica e bisogno di denunciare, proporre, cambiare si situa l’operazione che da noi ha fatto conoscere ai più Laura Trevisan, quel “lumacuore” enorme fatto di lenzuola che dal cielo e dalla pianura si è materializzato sulle pendici di Piancavallo, opera d’arte collettiva di cui molto si è parlato. Un condensato di simboli (amore, lentezza, pace, aderenza alla terra) che aveva lo scopo principale di alleggerire tensioni, parlare di apertura, dialogo. E che si ritrova ora spesso nelle tele (brandelli di lenzuolo, trine, o il logo variato e ripetuto nei contesti più diversi), simbolo forse di quel processo di apertura del reticolato cromatico che sembra essere la nuova direzione della pittura di Laura Trevisan. Paolo Venti
Laura Trevisan, friulana di nascita, si forma al Liceo Artistico e all’ Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo percorso artistico e personale spazia tra l’animazione in computergrafica 3 D (effetti speciali per films, gingles, grafica per DVD) , laboratori di teatro e di “pittura bendata” ( tra i quali uno alla base NATO di Aviano), pittura dal vivo (Milano, EXPO di Lisbona), realizzazione di scene e costumi teatrali. Tutto questo in Italia e all’estero, dal Brasile al Giappone alla Scozia, dalla Francia alla Repubblica Ceca e al Portogallo. Foto, scritte, numeri: sono alcuni degli elementi che costituiscono la pittura di Laura Trevisan, fatta di verità, calligrafie, cifre, giocando con la ruvidità dei vari supporti come l’affresco, il legno o le garze, mescolando tecniche pittoriche e suggestioni di diverse culture.




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